venerdì 13 marzo 2009

J. Prima Parte

Quando ho aperto gli occhi, all'improvviso il suo odore era sparito.
Era sparito dai miei ricordi. Non sentivo più niente pensando a lui.
Avevo elaborato il lutto, ero finalmente disintossicata.

Non mi sarebbe più capitato di scoppiare a piangere mentre cercavo di infilare la chiave nella toppa?
Piangere per cosa, poi?
Ero libera, e i tramonti della mia nuova città mi avevano salvato.

La mia vita in quella cittadina antica era cominciata con la difficilissima scelta dell'università. Per me, che venivo da una sorta di metropoli, con la mia famiglia, gli amici e il mio ragazzo, trasferirmi in una città così piccola era stato abbastanza traumatico.
Eppure, adesso che la devo lasciare, mi manca come una seconda madre.
Non dimenticherò mai tutte le volte in cui mi sono persa, l'umidità gelida contro il viso la mattina, la luna sul mare, l'acqua torbida dei canali, i gabbiani alla luce grigia del mattino.
Non dimenticherò mai tutte le persone che ho incontrato, e le esperienze, buone e cattive, che ho vissuto in questi tre anni.

La mia vita universitaria è stata davvero strana. All'inizio mi sono ritrovata all'interno di un gruppo di dieci ragazze tre ragazzi. Era quasi comico il fatto che io, non abituata alle grandi compagnie, pensassi di riuscire a stare dietro a un gruppo del genere. Non riuscivo proprio a destreggiarmi in mezzo a tutte quelle donne! Inoltre, la sfortuna ha voluto che quei tre ragazzi abitassero vicino a casa mia...Così, ci vedevamo ogni sera, e con loro si era instaurato un rapporto speciale che alle altre non piaceva affatto. Poi, è arrivato il colpo di grazia.
Il miglior colpo di grazia che potesse arrivare, ma allo stesso tempo il peggiore.
Mi mancherà tantissimo.

Lui, J, è l'essere più rincoglionito di questo mondo. È stupido al punto da non capire l'ironia. Da chiedere il permesso prima di dare un bacio. Da non capire che desideravo che mi baciasse da un secolo. Eppure la sua gentilezza mi lascia senza difese. Mi è stato vicino nei momenti in cui avevo più bisogno di lui, ascoltandomi in silenzio. Mi ha difeso quando pensavo che nessuno fosse disposto a farlo. Se non ci fosse stato lui, probabilmente non avrei retto.
Quante volte sono stata sul punto di fare io la prima mossa, e coprire quella breve distanza tra le mie e le sue labbra prima che se ne potesse rendere conto. Ma non potevo.
Ero fidanzata, e stupidamente fedele a qualcosa che non c'era neanche più.
Per questo volevo che fosse lui a farlo, lo desideravo tantissimo. Lo guardavo negli occhi, sperando che cogliesse l'occasione, ma lui non si permetteva di farlo.
Probabilmente lo faceva per rispetto a me. Che ironia.

In giro per quella cittadina antica, eravamo solo io e lui, e parlavamo, parlavamo, senza rimanere mai a corto di parole.
Nonostante tutte le mie compagne di corso mi avessero voltato le spalle per colpa della gelosia o di stupide incomprensioni, non mi importava più. Erano tutte dietro a J, ed era divertente vedere come cercassero di colpirlo, instaurare qualcosa che le potesse avvicinare a lui più delle altre. E invece accanto a lui c'ero io.
Sarà stato perchè non notavo neanche la ragione che lo rendeva così appetibile agli occhi delle altre? Essere mezzo straniero in una facoltà di lingue era così incredibile?

Ci vedevamo quasi ogni giorno. Pranzavamo e cenavamo insieme. Mi faceva ridere e divertire come il mio ragazzo “lontano” non ne sarebbe mai stato capace. Era come se stessimo insieme, ma entrambi stavamo attenti a non sfiorarci nemmeno con un dito.

C'era una ridicola tensione tra di noi, che ci desideravamo ma non osavamo dirlo.

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